Per raccontare chi siamo, da dove cominceremmo?
E tu, che supereroe saresti?
Se qualcuno ci chiedesse di definirci con tre parole, sapremmo rispondere? Forse diremmo il nostro lavoro, una passione, il ruolo che abbiamo in famiglia.
Ma siamo anche molto altro: desideri, paure, bisogni che cambiano nel tempo e qualità che qualche volta facciamo fatica a riconoscere.
Ci sono momenti in cui abbiamo bisogno di fermarci e guardarci un po’ più da vicino. Capire che cosa conta davvero, che cosa ci fa stare bene, quale forza ci permette di affrontare una giornata difficile.
Non sempre troviamo subito le risposte. A volte servono un’esperienza nuova, una domanda inaspettata o qualcuno disposto ad ascoltarci senza giudicare.
Perché conoscersi non significa soltanto sapere chi siamo, ma anche scoprire chi possiamo diventare.
Ed è un percorso che riguarda tutti, sopratutto quando la vita ci mette davanti a sfide particolarmente impegnative.
Al Centro Diurno Ermanno Azzali crediamo che ogni persona abbia qualcosa da raccontare e qualità da riscoprire.
Lo abbiamo visto con Arlin, studente di Educazione Professionale alla Statale di Milano, che durante il suo tirocinio ha trasformato la passione per il disegno in un laboratorio di fumetti, insieme all’operatrice Eleonora.
La sfida per gli Ospiti e i Volontari era inventare un supereroe che li rappresentasse: scegliere un valore, un oggetto simbolico e un luogo del cuore.
Giuseppe ha scelto la casa, mentre si prepara a trasferirsi in un alloggio popolare e a misurarsi con la paura della solitudine. Miki ha individuato nell’autodisciplina la forza per prendersi cura di sé. Stefano ha raccontato il coraggio di accettare il tempo che passa, accogliere ciò che la vita ha offerto e trovare la forza di andare avanti, anche quando “le ossa fanno male”.
Attraverso disegni e parole sono emersi desideri, timori e nuove consapevolezze. Perché riconoscere la propria forza è già un passo per costruire il futuro.
Ma cosa ha significato questo percorso per Arlin? Non solo gli ha permesso di comprendere più a fondo la realtà dell’emarginazione adulta, ma lo ha aiutato a trasformare la sua passione per il disegno in uno strumento terapeutico e in un dono per gli altri.
Perché il supereroe, in fondo, è proprio colui che affronta le sfide di ogni giorno.

