Ivan, un viaggio verso la rinascita

Cosa può succedere nella vita di una persona perché questa cambi radicalmente, trasformando una quotidianità fatta di lavoro, amicizia e amore in un’esistenza segnata dalla precarietà della strada?

Ivan, un uomo che porta con sé una storia di dolore e risalita, ci racconta cosa è successo a lui.

Il suo punto di rottura è stata la morte della madre, figura centrale e rifugio emotivo per Ivan. Il peso di quei giorni di cura, di dedizione totale, si è trasformato in un esaurimento nervoso, e poi in una depressione che lo ha svuotato: “Non mi interessava nulla, mi sono lasciato andare, ero estraniato, distrutto. Ho anche provato un gesto estremo: mamma deve avermi guardato dall’alto e così oggi sono ancora qui. Sentivo parlare della depressione ma non pensavo potesse essere così tremenda, è un tunnel che ti risucchia, è una palude e anche se ti lanciano una corda per salvarti non l’afferri perché non ti interessa.”

Ivan si trova in strada nel periodo del Covid, perde i documenti, gli rubano il cellulare e in città si vive una atmosfera irreale: “Sembrava di essere in un film e di essere un sopravvissuto. Però la sospensione del tempo che ha portato il Covid mi ha permesso di riflettere, di ricordarmi che mia mamma mi diceva che la vita è un dono e non va sprecata. Ho deciso così di darmi da fare.”

Il primo passo del suo percorso di rinascita è stato cercare rifugio nei centri di prima accoglienza (dormitori), dove gli hanno parlato di Cena dell’Amicizia, un nome che inizialmente gli ha strappato un sorriso incredulo: “Non pensavo proprio che esistesse un’associazione con un nome così!” 
Ivan inizia con la frequentazione del nostro Centro Diurno Ermanno Azzali per iniziare una reciproca conoscenza al fine di valutare una accoglienza anche al Centro di accoglienza maschile Clemente Papi: però ha un momento di smarrimento e smette di frequentare il Centro. A convincerlo a tornare e a riprovarci è un altro Ospite incontrato per caso che gli assicura che gli operatori di Cena dell’Amicizia sono più che disposti a riprendere il percorso interrotto e così nel 2023 Ivan viene accolto nel Centro Clemente Papi.

Da allora, ha lavorato con determinazione per ritrovare se stesso. Per due anni Ivan porta avanti un importante lavoro di ricostruzione del suo passato travagliato, del tempo in strada dove le relazioni sono legate alla sopravvivenza, e di consapevolezza della depressione che l’aveva assalito.  I laboratori di arteterapia e cura di sé gli hanno offerto la possibilità di riflettere sulla sua identità, sulle esperienze vissute e su ciò che desiderava per il futuro. 
Ma avere una casa, una situazione stabile dà a Ivan anche la possibilità di pensare alla sua salute: fa la richiesta per l’assegnazione di un medico di base, esegue un intervento odontoiatrico importante (perché la vita in strada porta al bere e il bere a problemi dentali), inizia a mettersi a dieta.
Una volta ritrovato un equilibrio psicologico ed emotivo Ivan è stato in grado di ricominciare a lavorare e oggi grazie ai Custodi del Bello (Custodi del Bello è un progetto nazionale rivolto a persone fragili, italiane e straniere, che grazie alla cura di aree pubbliche come parchi, giardini, strade e piazze vengono reinserite nella comunità e nel mondo del lavoro) ha un lavoro stabile. 
Ma il traguardo più emozionante è un altro: Ivan sta facendo le valigie per trasferirsi in una casa popolare che gli è stata assegnata. “Sono molto emozionato! Mi diverte cercare i mobili e pensare a come disporli. Sono anche molto felice di aver già programmato con gli operatori di Cena dell’Amicizia un periodo di affiancamento durante il quale io potrò venire qui e loro verranno a casa mia per vedere come procedo. Ma anche quando il periodo di affiancamento finirà so che potrò contare su di loro e sull’associazione nel suo insieme. Devo ammettere che Cena dell’Amicizia è unica nel modo che ha di prendersi cura delle persone, vanno al di là di quello che sulla carta dovrebbero fare, non si risparmiano. Sono stato veramente fortunato ad essere stato accolto qui”.

Anche noi siamo felici di aver conosciuto Ivan e la sua forza di volontà che gli ha permesso di affrontare le sue paure e di rimettersi in gioco. Queste le parole di Eleonora, educatrice del Centro Diurno: “Ivan è sempre sceso in campo per portare avanti le sue battaglie. Se anche faceva un passo indietro poi ne faceva due avanti grazie alla sua forza di volontà e al sostegno dato da noi operatori e dai volontari. Ci sono stati anche momenti conflittuali,  ma poi si sono sempre trovati compromessi ragionevoli. Non è solo un dare, perché gli Ospiti talvolta ti fanno vedere anche dove sbagli come operatore e ti permettono di crescere professionalmente e umanamente. In Cena per essere d’aiuto bisogna infatti stringere delle relazioni profonde e in questo tipo di relazione si cresce insieme.

Questa è la storia di Ivan: una testimonianza di forza, resilienza e di speranza in quella luce che, anche nei momenti più bui, può farci tornare a vedere la bellezza della vita.

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11 Mar 2026