Grazie ancora Don Franco

  • Il nostro volontario Giorgio ricorda Don Franco, fondatore di Cena dell’Amicizia.

    Ho ancora impresso nella mente il lungo corteo che, vent’anni fa, si dirigeva al campo di calcio di Buguggiate in Provincia di Varese, per celebrare il funerale di don Franco Pozzi: in chiesa era impossibile far stare così tanta gente. Come mai tutta quella gente per il parroco di un paese di campagna?

    Per capirlo bisogna ripercorrere la vita di don Franco che io conoscevo da quando ero bambino nella parrocchia di San Pio X a Milano (anni ’60). Era il prete che si occupava dei bambini e dei ragazzi e subito aveva dato la sua impronta facendo della parrocchia il punto di integrazione tra due mondi di quel territorio: la realtà universitaria con professori, studenti e altri lavoratori dell’università lì residenti, e un’area di case popolari con bambini e ragazzi che avrebbero avuto solo la strada come alternativa all’oratorio.

    Poi vennero gli anni della contestazione giovanile e don Franco cercò di cogliere la fertilità di quel periodo canalizzando le energie e le aspirazioni dei suoi ragazzi verso un impegno diretto all’aiuto alle persone più fragili della società: i senza dimora. Così nacque proprio nel 1968 la Cena dell’Amicizia, con il gruppo giovanile della parrocchia che decise di organizzare una cena settimanale, quella che poi si consoliderà come la cena del martedì, per accogliere le persone che “abitavano” le panchine di piazza Leonardo da Vinci: non una mensa, ma un pasto consumato tutti insieme per facilitare le relazioni, la disponibilità a raccontare storie, la possibilità di dare aiuti mirati. Un seme, entrato nella vita di tanti giovani –anche nella mia- e che continua a produrre frutti di impegno e di generosità.

    L’altro ambito a cui don Franco ha dedicato la sua vita sono stati i gruppi Scout che lui creò e fece crescere sia a San Poi X, sia a Buguggiate. E lui sempre punto di riferimento per tutti, promuovendo contaminazioni virtuose tra questi mondi, con scout che sono diventati volontari della Cena dell’Amicizia e viceversa e periodicamente tutti insieme nella ”operazione formiche”, la raccolta della carta porta a porta che finanziava le nostre attività. Con il contributo di ogni famiglia e di ogni condominio che teneva via giornali, riviste, confezioni di carta in una raccolta differenziata ante litteram: così il quartiere diventava Comunità.

    Don Franco non era un prete comodo, segno di una chiesa sicuramente cristiana, non sempre allineata con l’apparato clericale. Fu promosso a parroco, ma non a Milano e neanche troppo vicino: destinazione Buguggiate.

    Non bastò la distanza per tagliare i fili invisibili dell’affetto e della riconoscenza che lo legavano alla sua precedente Comunità, ma a Buguggiate seppe ricominciare da capo, diventando riferimento sicuro anche per i suoi nuovi parrocchiani e per i suo i nuovi ragazzi, rilanciando anche lì con grande successo l’esperienza scout.

    Negli ultimi anni iniziava ad affacciarsi prepotente il problema degli stranieri e don Franco non esitò a mettersi dalla parte dei più poveri organizzando esperienze di accoglienza anche nella casa parrocchiale.

    Ecco perché in tanti si sono ritrovati a piangere la sua prematura scomparsa in quel campo di calcio: simbolo di come i buoni maestri possano lasciare tracce indelebili nelle vite di chi li incontra.

    Grazie don Franco, buon maestro della mia vita.

    Giorgio

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