Caro 2020 (che poi tanto caro non sei stato)

  • Riflessioni di fine anno di una volontaria della Cena del Martedì

    Possiamo dirti ora, ora che sei terminato, proprio ora che stiamo cambiando pagina e iniziamo un nuovo anno, che ci hai proprio messo alla prova!

    Tante sono state le difficoltà a cui siamo andati incontro e alle quali, senza mai perderci d’animo, abbiamo cercato soluzioni creative anche nei momenti più bui. Abbiamo combattuto per cercare di accorciare quell’enorme distanza che hai provato a mettere tra noi, ma sai caro 2020, qualcuno diceva Omnia vincit amor e aggiungerei et amicitia.

    La Cena del Martedì ha dimostrato in questo momento di grande oscurità di saper trovare e regalare la luce a tutti noi che ne avevamo bisogno, ospiti e volontari. Ci siamo reinventati e abbiamo rafforzato la rete della solidarietà, non lasciando indietro nessuno. Ci siamo mancati e poi ritrovati in formato digitale. Abbiamo spento i fornelli per poi riaccenderli più caldi che mai. Abbiamo smesso di apparecchiare i tavoli, e iniziato a comporre schiscette e delivery box. Non ci siamo più abbracciati, ma abbiamo imparato a sorridere con lo sguardo. Abbiamo smesso di vederci, ma mai di sentirci.

    Ci hai messo alla prova caro 2020, ma noi volontari della Cena non abbiamo mai ceduto! è questo che rende speciale la Cena dell’Amicizia: la forza della solidarietà e la passione di tutti i volontari che permette di affrontare ogni cosa. Essere volontario della Cena significa credere nelle persone, nella bontà d’animo, nell’importanza dell’esserci l’uno per l’altro.

    E come me, caro 2020 ci sono altri amici volontari che con le loro parole vorrebbero dirti cosa sei stato per noi!

    Maddalena:

    Penso che la ricchezza al giorno d’oggi sia poter godere di una buona compagnia. Ogni giorno ognuno di noi è immerso in un mare di impegni, appuntamenti, doveri. Parlo della compagnia di chi non è solo lì di fianco a te, ma di chi è lì per te: due cose molto diverse. Il martedì sera, prima ancora che una cena, è un momento fatto per ascoltarsi, questo è Cena dell’Amicizia secondo me. Il problema più grande quest’anno non è stato dover rinunciare a del buon cibo caldo (non fraintendetemi, i manicaretti dei nostri cuochi ci mancano molto). La vera difficoltà è stata non incontrarsi e parlarsi, non stringersi in un abbraccio. Il martedì sera rappresenta un momento di parità e spensieratezza, un luogo dove ogni disparità sociale viene annullata e dove ogni Persona ha la P maiuscola. Ognuno con le sue stranezze e ricchezze. E non parlo solo per gli ospiti ma (forse anche di più) per i volontari. Ci siamo resi conto di quanto ci mancasse la compagnia dei nostri amici perché loro hanno bisogno di noi quanto noi di loro. Perché da loro impariamo l’importanza della fiducia in qualcuno, l’importanza dell’ascolto e dell’essere ascoltati, tutti valori a cui quest’anno abbiamo dovuto rinunciare. Cena del Martedì è l’abbraccio caldo della costanza, della consapevolezza che ogni martedì alle 19, ci si rivede.

    Giorgio:

    È cominciata, a marzo, come un senso di “mancanza” di un’abitudine: niente obblighi per il Martedi, niente mobilitazione per le cipolle che mancano per il sugo, niente corse per non arrivare troppo tardi per chiacchierare con gli ospiti, niente urgenza di finire la riunione postcena per appuntamenti con morose o morosi. È continuata a maggio con un mormorio fra tutti, che diceva: “Ma non possiamo fare qualcosa per gli ospiti? Così ci vediamo anche fra noi!!!”. È maturata con un paio di incontri en plein air, per festeggiare la bella stagione, la fine del lockdown e una superdistribuzione di vestiario. E col ritorno delle limitazioni, non si è fermata, con molte piccole iniziative di volontari sparsi. Ed è poi rifiorita in autunno, con una “chat del Martedi” fra i volontari, un po’ un surrogato della Cena, dove però gli ospiti erano presenti nel racconto di molti dei volontari, che raccontavano dei contatti avuti in settimana con loro. Un filo sottile, resistente, resiliente (come usa dire adesso), ininterrotto e che accende il Natale, per gli ospiti e fra noi. Nonostante tutto.

    Claudia

    Abbiamo fatto tanto, ma la situazione che stiamo vivendo ha bisogno di ancora di più. Bisogna sempre fare di più: più telefonate ai nostri ospiti, più cibi cucinati e preparati con cura, più abiti e vestiti da ritirare e distribuire, più assistenza nella burocrazia e nelle pratiche da affrontare. Quello che si dà in Cena del Martedì è frutto di un amore totale che scaturisce dai nostri cuori.

    In conclusione, caro 2020 non posso che dirti una sola cosa: oggi è un altro giorno di un nuovo anno che speriamo davvero possa essere migliore per tutti! Noi abbiamo un’unica certezza: continueremo ad essere volontari della Cena del Martedì non perdendo mai il sorriso, la voglia di fare, la voglia di condividere, vivendo con e per il prossimo, per sempre.

    Francesca

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