Storie di Cena- storia di Filippo

  • La storia di Filippo ci insegna che se la rete assistenziale non funziona si rischia di perdere i frutti del lavoro svolto

    Filippo lo abbiamo conosciuto più di 10 anni fa quando ci venne segnalato per il nostro Centro Diurno. Filippo viveva in strada e presentava sintomi di un forte disagio psichiatrico in quanto soffriva di allucinazioni visive e sonore e una importante dipendenza dall’alcool.

    Per noi Filippo è stata una sfida in quanto non eravamo, e non lo siamo neppure oggi, specializzati nella gestione di malati psichici, una sfida che siamo però riusciti a vincere portandolo dalla strada ad un appartamento dell’Aler passando per il nostro Centro Diurno prima e il Centro Notturno dopo.

    Soprattutto all’inizio abbiamo lavorato sulla relazione piuttosto che sul rispetto da parte di Filippo delle regole, al fine di creare con lui un rapporto di fiducia che ci permettesse di conoscerlo, costruire con lui la mappa delle sue difficoltà, lavorare sulle relazioni interpersonali, sull’importanza di prendersi cura di se e attivare i servizi giusti per la gestione della dipendenza dall’alcool e dei disturbi psichiatrici.

    Ci sono stati momenti molto difficili in questi anni in quanto Filippo rimane una persona fragile che nei momenti di cambiamento o difficoltà vive con maggiore intensità le allucinazioni visive e uditive e rischia di ricadere nell’abuso dell’alcool ma siamo fieri di lui perché se 10 anni fa viveva per strada oggi è in grado di vivere in autonomia in un appartamento. E’ un uomo fisicamente ancora sano e anche molto forte, sa lavorare e non perde occasione per farlo.

    Però questi bellissimi risultati rischiano di venire persi; con il passaggio dal nostro Centro Notturno all’appartamento dell’Aler Filippo ha cambiato zona di residenza e una spiacevolissima conseguenza è stato il fatto di dover anche cambiare assistente sociale e Cps, Centro Pisco Sociale, di riferimento.

    Non solo abbiamo dovuto sostenere Filippo nel cambiamento dei suoi riferimenti, ma abbiamo anche scoperto, in questi mesi, che i nuovi riferimenti non si vogliono prendere in carico la sua situazione.

    Non sappiamo se per incapacità o mancanza di risorse ma il nuovo Cps quasi nega la sua problematica psichiatrica bloccando così anche il lavoro dell’assistente sociale che non ha modo di portare avanti delle richieste di intervento di altre figure specialistiche che invece sarebbero fondamentali, come un amministratore di sostegno per la gestione economica e un educatore domiciliare per una buona gestione della casa.

    Abbiamo dovuto così riammettere Filippo al Centro Diurno anche se non è il posto più adatto a lui e lavorare sulla sua ricaduta nell’abuso dell’alcool. Non solo, ci stiamo facendo carico anche dell’aspetto economico come per esempio, la gestione del Rei, reddito di inclusione, la cui erogazione richiede la stesura di un progetto personalizzato e la compilazione di moduli di giustificazione mensili. In ultimo ci stiamo sostituendo anche all’educatore domiciliare e abbiamo chiesto a tre “super” volontari e all’educatrice del Centro Diurno di andare a vedere l’appartamento sia per capire come viene tenuto da Filippo sia per iniziare a capire quali lavori idraulici servono poiché ci riferisce di non poter usare i lavandini e di non avere lo scaldabagno.

    Non sono attività che spetterebbero a noi ma le svolgiamo perché non possiamo abbandonare Filippo in una situazione di solitudine dove i servizi assistenziali previsti purtroppo non svolgono il loro lavoro; il rischio che finisca nuovamente in strada è troppo alto.

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