Attualmente le persone ci vengono segnalate attraverso una relazione dai Servizi Sociali del Comune di Milano o, con meno frequenza, dei Comuni dell’hinterland, oppure dai Servizi di cura (ASL, Ospedali, Centri Privati). Inoltre riceviamo segnalazioni anche da Centri di Ascolto Parrocchiali (fra tutti il SAM della Caritas Ambrosiana) e da altre Associazioni del privato sociale con cui collaboriamo.
In una prima fase si svolgono 3 o 4 colloqui con il servizio inviante e la persona presentata, in cui si analizzano le problematiche individuali e il grado di consapevolezza che le persone hanno della loro situazione. Successivamente si cercherà di lavorare sulla loro motivazione al cambiamento, premessa indispensabile per la definizione di un progetto di reinserimento.
L’ingresso in uno dei Centri diviene così un momento fondamentale per creare un rapporto di fiducia che consentirà poi di mettere a fuoco obiettivi primari e secondari (come per esempio iniziare a curare un problema di alcolismo prima di iniziare a cercare un lavoro).
In tutti questi passaggi le persone vengono fortemente responsabilizzate in merito al loro essere “protagonisti” del proprio progetto, arrivando anche a coinvolgere direttamente familiari o amici significativi, oltre che attraverso incontri di rete con tutti i servizi attivi intorno a loro. L’obiettivo è creare un rapporto diretto fra ospiti ed operatori in cui discutere le varie fasi del percorso, verificare il raggiungimento degli obiettivi prefissati (per es. il mantenimento di un’astinenza) e fissarne di nuovi (come cercare un lavoro adatto a sé stessi) fino al raggiungimento di un livello adeguato di autonomia personale e sociale (sulla cura di sé, negli aspetti economici, ecc.).
Non si tratta quindi di “assistenzialismo” bensì di creare un rapporto realmente rispettoso della dignità personale, dove inizialmente per riuscire realmente ad abbandonare la condizione di marginalità non servono né una casa né un lavoro, quanto piuttosto aiutare le persone a tornare “ad aver voglia di relazionarsi” e a credere in sé stesse e sulla possibilità di avere, di nuovo, “un futuro”.