La FIO.psd - Federazione Italiana degli Organismi per le persone senza dimora, è una associazione che persegue finalità di solidarietà sociale nell'ambito della grave emarginazione adulta e delle persone senza dimora.
Trae la sua origine, nel 1985, dall'aggregazione spontanea e informale di alcuni operatori sociali di servizi e organismi che si occupano di persone senza dimora; nel 1990 si costituisce formalmente in associazione con il nome di FIO.psd - Federazione Italiana degli Organismi per le persone senza dimora.
Aderiscono alla FIO.psd Enti e/o Organismi, appartenenti sia alla Pubblica amministrazione che al privato sociale, che si occupano di grave emarginazione adulta e di persone senza dimora.
GLI OBIETTIVI DI FIO.psd
La FIO.psd:
1. promuove il coordinamento delle realtà pubbliche, private e di volontariato che operano in favore della grave emarginazione adulta e delle persone senza dimora sul territorio nazionale;
2. sollecita l'attenzione al problema nei confronti di tutti gli interlocutori sociali,
3. attiva momenti di studio, di confronto e di ricerca sociale, perseguendo l'obiettivo della maggiore comprensione del fenomeno e dell'elaborazione di metodologie e strategie di lotta all'esclusione sociale.
4. La FIO.psd, inoltre, promuove la diffusione delle buone prassi e delle acquisizioni metodologiche di intervento, attraverso l'organizzazione di seminari, convegni, iniziative di formazione e la redazione di una pubblicazione specifica e specializzata nel campo dell'emarginazione grave adulta.
IL FUNZIONAMENTO DI FIO.psd
Il modello organizzativo della FIO.psd comprende un livello politico-rappresentativo, che esiste ed opera su mandato elettivo dell'Assemblea dei Soci, composto dal Presidente, dal Comitato Esecutivo e dal Consiglio Direttivo, e un livello tecnico-operativo garantito dalla Segreteria Nazionale FIO.psd che coordina e realizza il programma di lavoro.
L'Assemblea dei Soci, che si riunisce almeno due volte l'anno, definisce e approva le linee del piano di lavoro e ne verifica i risultati; il Presidente, il Comitato esecutivo e il Consiglio direttivo lo rendono esecutivo attraverso la Segreteria Nazionale, la collaborazione di professionisti e i referenti locali Soci FIO.psd che di volta in volta si rendono disponibili sulla base delle esigenze e delle competenze necessarie.
Sono iscritti alla FIO.psd 59 organismi distribuiti in 11 Regioni italiane.
La partecipazione degli iscritti alla vita associativa è garantita da una serie di strumenti e di opportunità:
· la
Segreteria Nazionale che è a disposizione dei Soci 5 giorni alla settimana;· l'organizzazione di almeno due Assemblee all'anno durante le quali vengono impostati e/o verificati i programmi di lavoro in corso e quelli futuri;
· l'organizzazione di almeno 1 convegno o seminario annuale di approfondimento;
· la pubblicazione di bollettini, riviste e studi sul tema della grave emarginazione e delle persone senza dimora, sulle metodologie di intervento, sulle iniziative operative dei soci;
· il sito Web della FIO.psd.
LE ATTIVITA' DI FIO.psd
Gli ambiti nei quali la FIO.psd è impegnata si possono ricondurre a tre aree:
1. la comprensione del fenomeno della grave emarginazione adulta;
2. lo studio e la promozione di strategie e metodologie di intervento per contrastare la grave emarginazione adulta;
3. la sensibilizzazione e la promozione dei diritti delle persone adulte gravemente emarginate.
Il fenomeno
Una definizione di persona senza dimora ...
FIO.psd, considerando la riflessione e la dialettica che attraversa le scienze sociali e le letture del fenomeno da parte degli operatori che agiscono a favore delle persone senza dimora, suggerisce di porre molta attenzione e la dovuta cautela nei confronti di quei tentativi di categorizzazione che tendano a ricondurre tali fenomeni nell'ambito di teorie e di indagini che non siano in forte collegamento con la realtà complessa della vita delle persone senza dimora.
Ne sono testimonianza i tanti e diversi approcci presenti nella letteratura scientifica e le molteplici e differenti letture maturate nell'ambito dell'esperienza di coloro che operano per favorire la promozione delle persone senza dimora nel superamento della condizione di disagio.
E' altresì evidente che le letture tradizionali che vedono nell'icona del
“barbone” o del “clochard” il mito della scelta di rompere gli schemi di una
vita borghese fatta di obbligazioni e costrizioni rispetto ad un sistema di
regole nelle quali le persone si costringono a stare rinunciando ad esprimere
un'istanza superiore di libertà, oppure quella altrettanto tradizionale che
proviene da un “retaggio” ereditato dal passato di fasce di popolazione
predestinate alla povertà e alla miseria, non tengono conto di una forte e
cresciuta consapevolezza che attorno ai fenomeni su cui si ragiona si addensano
un insieme di questioni profonde e complesse che sono in forte relazione con i
meccanismi e i processi che producono nelle nostre società benessere e
integrazione sociale.
Proponiamo alla riflessione alcuni dati di realtà (che siamo consapevoli che
possono essere giudicati banali) e che vorremmo considerare come base di
partenza per il discorso attorno alla definizione del fenomeno.
La condizione della persona senza dimora:
1. è una condizione acuta di sofferenza
2. riguarda soggetti che provengono, in modo trasversale, da ogni livello della nostra stratificazione sociale
3. si rappresenta sotto la forma di una radicale rottura rispetto all'appartenenza territoriale e alle reti sociali
4. si presenta come un disagio complesso, che aggrega una molteplicità di fattori problematici, non in rapporto di causalità tra loro
5. è tale che, se lasciata progredire nel tempo, subisce una evoluzione a carattere degenerativo
6. è tale che, agli occhi di chi si propone di portare un aiuto, il senza dimora si manifesta come una persona incapace da sola di emanciparsi in una condizione di maggior benessere, anche se viene messa in contatto con valide opportunità
7. nelle forme più acute compromette, per stadi progressivi, la capacità della persona di soddisfare livelli sempre più profondi nella scala dei bisogni: la condizione di sofferenza estrema può condurre alla morte.
Verso una possibile definizione...
Tenendo in conto quanto detto, la FIO.psd suggerisce che la definizione di persona senza dimora contenga quattro aspetti che “si integrano e si autoalimentano”:
1. presenza contemporanea di bisogni e problemi diversi che definisce un disagio complesso a carattere multi-dimensionale;
2. progressività del percorso nel tempo che determina l’interazione e il consolidamento dei fattori di disagio attraverso un meccanismo che si autoalimenta e definisce un processo di cronicizzazione tale da rendere la persona non più in grado di contrastare validamente il processo di esclusione sociale;
3. difficoltà nel trovare accoglienza e risposte appropriate nei servizi istituzionali a motivo di due fattori principali:
a. rispetto alla persona, per le elevate barriere di accesso che i servizi presentano rispetto alle esigenze e le risposte che ella ritiene siano possibili soluzioni dei problemi vissuti
b. rispetto ai servizi, per la difficoltà che essi hanno nel riconoscere la persona come un utente di loro “competenza” (anche se in molti casi la persona è già stata in passato utente dei medesimi servizi)
4. la difficoltà per la persona a strutturare e mantenere relazioni significative.
Tutto ciò premesso, è possibile definire una persona senza dimora come un soggetto in stato di povertà materiale ed immateriale portatore di un disagio complesso, dinamico e multiforme.